analisi mercato

l mercato italiano dell’oggetto pubblicitario è una vera e propria giungla ! Facciamo il punto sul mercato internazionale e sulla necessaria evoluzione delle aziende nel nostro paese.

A che punto è il mercato internazionale ?

I rivenditori d’oggetti pubblicitari negli Stati Uniti e in Canada hanno saputo conservare il loro posto e consolidare il loro margine : acquistano dai fabbricanti e dai grossisti e vendono gli articoli personalizzati ad aziende, associazioni ed enti amministrativi. Grazie alla costituzione di forti sindacati quali il PPAI e l'ASI negli Stati Uniti o il PPAC in Canada, i rivenditori hanno saputo proteggere i loro mercati sanzionando, tramite boicottaggio, i fabbricanti o gli importatori che vendevano direttamente sul mercato.

C’è da stupirsi nel vedere come i fabbricanti o gli importatori americani temano le sanzioni di tali sindacati. Lo stesso fenomeno avviene anche in Australia e in Nuova Zelanda dove l'APPA è fortemente rappresentato. La struttura di tali mercati è semplice, sana e vantaggiosa per tutte le parti !

In virtù di tale sistema, il fabbricante o l’importatore ha un numero ristretto di clienti (i rivenditori di oggetti pubblicitari) e quanto al rivenditore, egli può dedicarsi completamente alla sua attività fondamentale: visitare, consigliare e servire le aziende in cerca di oggetti pubblicitari. A che punto è il mercato francese ?

In Italia sono nate alcune iniziative individuali con lo scopo di creare associazioni di rivenditori, ma in ogni caso sono lontane dall’assomigliare a quanto esiste negli Stati Uniti poiché il mercato italiano dell’oggetto pubblicitario è una vera giungla dove il più grosso mangia il più piccolo. I fabbricanti vendono direttamente alle aziende e i rivenditori, da parecchi anni, hanno allargato le proprie attività lanciandosi nell’importazione dalla Cina.

Così facendo hanno costretto i pochi importatori ancora ligi a un mercato strutturato, a vendere direttamente (o indirettamente sotto un altro nome) alle aziende.

Da allora si assiste a una strana danza fra importatori, rivenditori e clienti. Il rivenditore può acquistare gli articoli direttamente in Cina per quanto riguarda gli ordini più importanti, ma per gli ordini di piccola e media importanza si deve sempre rivolgere all’importatore che tiene degli stock in Europa. Quanto all’importatore, egli può facilmente cercare clienti a forte potenziale, ma deve ricorrere al rivenditore sul posto per avere piccoli ordini. Perché non complicarsi la vita?!

A che punto è il mercato europeo ?

A livello europeo non esistono ancora vere associazioni di rivenditori. Il solo organismo europeo di una certa importanza è il PSI in Germania, ma attenzione, si tratta di un’azienda commerciale il cui unico scopo è di fare profitti e non di organizzare il mercato dell’oggetto pubblicitario. È un vero peccato.

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